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La dimensione umana della malattia


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1 commenti sul film il Mer Nov 30, 2016 3:08 pm

La Famiglia Belier affronta la disabilità in maniera giusta, senza enfatizzare o esaltare.
Nel film, a parte la famiglia Belier, ci sono altre storie parallele di disabilità. Il maestro di canto e la sua difficoltà ad aprirsi veramente alla vita. La musica e il canto sono per lui la possibilità di raccontare di sé agli altri e a sè stesso. Il ragazzo, di cui Paula si innamora e la sua fragilità a riconoscere la propria identità. Anche lui si affida ad un altro linguaggio per esprimersi: il canto. Il sindaco e le barriere dei pregiudizi e dei luoghi comuni. Sicuramente ce ne sono altri. Nel film anche la sottolineatura dell’importanza delle parole, del loro significato, del modo in cui vengono pronunciate e in quale contesto. Mi riferisco alla parola “handicappato” usata spesso dal personaggio del sindaco. Alla frase “tu ragazza bassa con gli occhiali” usata dal maestro di canto alla prima lezione per chiamare una ragazza del gruppo. Ho riflettuto proprio su questo aspetto. L’importanza delle parole, in quanto azioni forti.

“Noi siamo così, c’è chi fa i formaggi e c’è chi parla per venderli ”, risponde Paula alle provocazioni, dietro al bancone del negozio ambulante dei Belier. La situazione si complica quando il padre decide di candidarsi come Sindaco e contemporaneamente Paula scopre d’avere una voce da cantante, grazie alla quale potrebbe partecipare al concorso di Radio France a Parigi. La sua fedeltà come interprete vacilla quando i giornalisti televisivi intervistano il padre candidato Sindaco; la traduzione è laconica e ridotta e quindi poco fedele. Probabilmente avverte che il progetto paterno confligge con il suo. Uno dei momenti più importanti è il dialogo padre-figlia. Paula scoraggia l’impresa politica a suo parere incompatibile con la sordità e il padre contesta fortemente l’etichetta di diverso “Non mi sono mai sentito inferiore per la mia sordità”.
Un genitore non sempre può capire, è l’esempio estremo che ci mostra il film: mentre Paula canta nel saggio di fine anno, la colonna sonora si interrompe, cadiamo nel silenzio del padre, che si guarda intorno e vede le emozioni delle persone vicine: lacrime, applausi, battimani per tenere il tempo.

Durante il saggio scolastico Paula canta in coro e in duetto con il ragazzo del cuore, la famiglia è presente ma isolata non può ascoltare, è un momento di dolorosa e silenziosa consapevolezza.
La storia ci racconta anche la differenza tra i limiti e le mancanze, genitori normodotati che non si occupano dei figli e genitori handicappati che partecipano attivamente alla vita dei figli, senza tabù, senza segreti, con una condivisione profonda.
Questa è la magia del film: gli handicappati colgono il senso della vita, gli altri si perdono dietro ai dettagli, alle frasi di circostanza, ai sorrisi forzati.

Paula inizialmente ha rinunciato al concorso, non si sente di abbandonare i suoi. E’ fortissimo il conflitto per Paula, la sua voglia di assecondare il suo talento contrasta con la consapevolezza d’essere una preziosissima risorsa per la sua famiglia. Catturata dal grande dilemma: essere Paula o essere Belier? Ma ecco una svolta ed è forse il momento più bello del film, sono in giardino lei e il padre, mentre lui la invita a cantare tenendole la mano sul petto vicino alla gola per poter “sentire” la voce e avere la percezione, quella possibile del suo canto. E’ un momento molto commovente. Quel gesto spontaneo è l’espressione estrema del desiderio di vicinanza e di immedesimazione tra persone che si amano. Attraverso questa vicinanza il padre recupera la funzione paterna, decide, incoraggia e apre per Paula le porte al mondo. Tutti a Parigi per il concorso canoro di Rai France, Paula canta una canzone dedicata ai genitori e accompagna l’interpretazione con il linguaggio dei segni: è un inno, una preghiera, la descrizione di una crescita: “Io non fuggo ma volo, vi voglio bene ma vado via”. Essere dunque Paula nei Belier.

Film bello, bellissimo. Divertente e molto toccante.

Ora penso già al prossimo Cineforum del 2017 !

Flavio
 Laughing

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